giovedì 17 luglio 2008

I dilemmi esistenziali dei miei due coinquilini

(tratto da una storia vera ... dispiace sempre non avere una telecamera nascosta, in questi casi)

Prologo: mister I, ai saldi, ha comprato un paio di mocassini in pelle - che fanno molto dandy trentenne in carriera anche se lui ne ha solo 24 - un paio di nike bianche con striscia argentata (molto tamarra) sul tallone e, infine, un paio di scarpe che hanno un che di normale (per fortuna).

La scena: Interno, sera. Tra la camera da letto, il corridoio e la cucina. Luci e tv accese, finestre aperte sul caldo romano, nel parcheggio di fronte il solito traffico notturno di auto e trans. Ma ai due eroi protagonisti nn gliene frega nulla. Il punto è ben altro. E' la conoscenza intima della realtà del mondo. Che si traduce in una domanda pressante e ineludibile:

"Dove pensi di andare se non sai la differenza tra pelle e camoscio?", stride mister I. con tono di sufficienza ma pure abbastanza inquisitore, dopo un reiterato errore di definizione da parte del signor M.
"Non è un problema mio. Vivo bene lo stesso", ribatte il signor M., fiero della propria ignoranza.
"Ma tu non puoi non conoscere la differenza!!!! A Trebisacce (il suo luogo natìo in Calabria, ndr), a tutti i bambini, dagli uno ai cinque anni no, ma dai cinque ai dieci sì, si insegna a distinguere i due materiali. Mio nonno era comunista ma sapeva vestirsi bene, con classe".
"Ma che educazione danno ai bambini in quel borgo sperduto? E cosa c'entra il comunismo? Comunque è una cosa che non mi interessa e quindi non ritengo necessario imparare la differenza", replica il signor M, placido.
"Ma come?!?!" - lo interrompe furente mister I. - "E' come non sapere la differenza tra un merlot e .."
"Calma, calma ... il vino mi interessa molto. Per cui so distinguerle i vari tipi"
"Ma non puoi non conoscere l'abisso che passa tra un mocassino in pelle e uno scamosciato! Anche se non ti interessa. E' una questione di cultura. E' l'essenza stessa della letteratura. Nelle piccole cose si riflettono le grandi questioni culturali. Come farai a farlo sentire a un tuo lettore se non sei in grado di capire la differenza tra scarpa in pelle e scarpa scamosciata?"
La conversazione si fa sempre più scottante ...
"Fa come credi. Per me è solo una mera distinzione tra forma e sostanza. La tua è solo una superficiale questione formale ... se ne avrò bisogno, imparerò la differenza. Non basterebbe una vita per imparare tutte le cose che vorrei, quindi devo selezionare per forza", afferma il signor M, fiero di sapere di non sapere.
Il dialogo prosegue per una buona mezz'ora, spezzettato in vari round interrotti da pause di silenzio in cui i due contendenti riorganizzano le idee e cercano nuove argomentazioni.
Alla fine mister I., forte della propria superiorità culturale in materia di calzature, decide che non vale la pena spendere ulteriore fiato ed energie per alfabetizzare questo, a suo dire, energumeno ignorante che condivide la stanza con lui. E si ritira, stizzito, nella suo giaciglio-torre d'avorio, per continuare la lettura di un romanzo di "uno dei tre più grandi autori ebrei della letteratura americana". L'opera di evangelizzazione può attendere.
Il signor M.,invece, finalmente lasciato in pace, può sgrufolare a piacimento, in cucina, nella terrina salutista di rucola-pomodoro-mais che aveva poc'anzi preparato.

sabato 21 giugno 2008

Ciao Sergente

Come con Gigi, lascio la parola a chi l'ha conosciuto meglio di me ...

16 giugno 2008

Lasciate che non dica niente del Sergente, della neve, della guerra in Russia.
Lasciate che io non parli, non scriva della sua morte, perché non avete bisogno di parole aggiunte, di note, di immagini.
Lasciate in pace la sua tomba senza portare fiori.
Lasciate i quotidiani fare il loro giusto e non facile mestiere di testimoniare la perdita.
Leggete non oggi ma tra un mese, tra un anno e ogni tanto ancora quello che magari avete già letto dei suoi libri preziosi.
Leggete ad alta voce "Arboreto salvatico" a dei bambini, poche righe alla volta.
Viaggiate una volta nella vita attraverso la Russia contadina e slava che tanto assomiglia a come eravamo prima.
Camminate in silenzio nei cimiteri di guerra tra le montagne dal Carso al Pasubio all'Adamello.
Ricordate che dietro ad ogni grande scrittore non sempre c'è un uomo all'altezza. Rigoni è un'eccezione e questo ci rincuora, in lui era impossibile separare uno dall'altro.
Se possiamo imparare qualcosa da tutto questo, facciamolo durare.

Marco Paolini

venerdì 13 giugno 2008

Prove tecniche di recensione

Non ci sono sommersi né salvati tra i protagonisti del film di Francesco Munzi, Il resto della notte (Italia, 2008, 100’). Figure non finite di ciò che vorrebbe essere un affresco crudo e metallico del Nord Italia di oggi, visto come un incubo popolato da borghesi ricchi e soli. E da poveracci, immigrati e non, che tirano a campare. Ma l’affresco sembra più uno schizzo. Impreciso. Descrive la superficie ma non indaga le ragioni del malessere. Non graffia.

Sulle strade umide e slavate di Torino ci sono i coniugi – ricchi e in crisi – che licenziano la colf romena-faccia-d’angelo, sospettata di avere rubato un paio di orecchini. Così Maria, respinta da Giovanni (Aurélien Recoing) e Silvana (Sandra Ceccarelli), scende dall’inferno di cristallo della villa in collina a quello sporco e promiscuo delle case di ringhiera, in cerca del suo ex, Ionut. Lì, dove il sogno di un domani migliore è una chimera fatta di piccoli furti e rapine, di gioielli ricettati e scambiati in una roulotte fangosa di periferia. L’odore dei soldi aleggia. Quelli messi da parte per costruire un domani migliore sono sempre troppo pochi. Gli altri spariscono in strisce di cocaina che bruciano le narici di stranieri e italiani. Quelle di Ionut come quelle di Marco (Stefano Cassetti), occhi rossi, dentro e fuori dal carcere e dal Sert.

Torino è una piazza vuota, arida. Ma lo squallore iniziale non è mitigato né accentuato. Come non è approfondita la sofferenza dell’esistenza dei protagonisti, ognuno sull’orlo della disperazione per motivi poco perscrutabili. “Ho paura” dice Silvana al marito, nel bel mezzo di concerto a teatro. “Ma di che cosa?”, chiede lui. Risposta: “Non lo so”. Non lo sa, mentre Marco, Ionut e il fratello adolescente Victor tentano la rapina nella villa dei ricchi borghesi. Finirà in tragedia, per le cronache. Ma il dramma di chi sopravvive non viene raccontato. Le figure più innocenti, la figlia adolescente di Giovanni e Silvana, il figlio piccolo di Marco, il giovane Victor, rimangono marginali, come colte da una rabbia che spinge al mutismo. Parlano poco o niente. A volte sbottano contro le persone a loro più vicine. Nel film restano figure poco raccontate. La storia non ha quel ritmo che giustifichi la loro salvezza. O la loro dannazione nella condanna di vivere ancora.

L’affresco, nonostante si percepiscano delle buone intenzioni a priori, pare malriuscito. La foto scattata al Nord e ai suoi problemi, sfocata.

mercoledì 21 maggio 2008

Last, but not least


Ebbene sì, finalmente quest'anno sono riuscita ad andare al Vinitaly ... con telecamera, tra l'altro. Ne è uscita questa cosa (che metto nel cassetto insieme al servizio sul teatro Gerolamo). Le immagini, checchè se ne dica, sono state girate mentre ero sobria.

Niente ciucche invece per il servizio radio sui kit antidroga del Comune di Milano. Si ringrazia i Baustelle per la colonna sonora :-)

E queste erano le ultime produzioni. Rien ne va plus. Il resto tocca inventarselo da soli.
Ora bisognerà lasciare il posto a qualcun'altro. E' già pronto il bando per trenta nuovi aspiranti stregoni.

lunedì 28 aprile 2008

Viaggiare, partire

"Viaggiare partire viaggiare viaggiare partire
viaggiare partire viaggiare partire
partire viaggiare viaggiare partire
partire viaggiare non fermarsi mai
chilometri che sotto il culo passano e allontanano i guai
viaggiare, vedere tutti gli angoli della terra
rincorrere le estati
farsi rincorrere dalla guerra che hai nel cuore
correre più veloce del dolore
come un jet supersonico precedere il tuo stesso rumore
e fare in modo che non ti raggiunga mai
viaggiare al volante di una macchina scassata
che per ogni chilometro in più è un gloria al padre
e fare una telefonata a tua madre, dire è tutto a posto
ritorno per Natale ad ogni costo
partire viaggiare agosto dopo agosto...
allontanare ancora un po' le responsabilità
come in una crepa in una barca che prima o poi ti allagherà
e sarà forse troppo tardi per rimediare
partire viaggiare non dimenticare
fotografare il mondo in movimento
cercare il senso della vita in un momento
che si ripeterà ma chissà dove chissà quando
partire e vivere cercando e ballando
su ritmiche diverse su diversi accenti
ballare sopra i fusi orari e sopra i mutamenti di clima
scalare la cima e poi scendere a valle
una dieci cento mille miglia
coi piedi per bagaglio e il mondo per famiglia
mangiare le cucine dei paesi più lontani
con le forchette con i bastoncini con le mani
i paesi più lontani, ma lontani da che lontani da cosa lontano da dove
con le radici nel tuo cuore e i rami nell'altrove
partire col sole sempre in faccia ad ogni costo
agosto dopo agosto...
Viaggiare sentirsi Marco Polo sentirsi molto solo
qualche volta sopra un treno
dentro uno scompartimento pieno di facce che non sai che non saprai
confini di solitudini che non cadranno mai, che tu non rivedrai mai
scambiare quattro chiacchiere in lingue che non sai
comunicare con un semplice sorriso o con un gesto solo
scoprirsi Marco Polo e non sentirsi solo tra gli umani
stringere milioni di mani in ogni posto
agosto dopo agosto...
Viaggiare attraverso il suono, buono, il basso che è un tuono
viaggiare attraverso la musica, attraverso la cultura
la scoperta della natura e di sé, viaggiare nei perché
viaggiare in internet o sopra un jet o in bicicletta o a piedi
modificare i credi scambiarsi le fedi
e muoversi rimanendo fermi sul posto
agosto dopo agosto... "

da Lorenzo 1990-1995

venerdì 18 aprile 2008

Onore al merito

Il primo premio del Concorso Memorie Migranti di Gualdo Tadino è stato vinto quest'anno da
MARCO GRASSO
praticante al Master di Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano
e il regista montatore Alberto Cozzutto

con il video
IL COLORE DELLA MEMORIA
visibile in home page sulla testata on line www.lasestina.unimi.it




Il 14 marzo 2007 si conclude il processo Esma. Per la prima volta vengono giudicati colpevoli i responsabili della tragedia dei Desaparecidos, che ha insanguinato l'Argentina dal 1976 al 1983. In soli sette anni vengono rapite, torturate e uccise 30mila persone. Mille di loro sono italiane, la metà ha passaporto italiano.

Il procedimento si celebra in Italia perché si basa sugli omicidi di tre cittadini italiani. Una di loro è Angela Maria Aieta, emigrata prima della Seconda Guerra Mondiale da Fuscaldo, paesino in provincia di Cosenza.


Quello dei Desaparecidos è una tragedia in cui gli italiani sono vittime e carnefici. Una vicenda che ha la dignità dei fazzoletti delle madri di Plaza de Mayo, come Angela, rapita e uccisa perchè cercava il figlio scomparso.

giovedì 6 marzo 2008

Briciole

Mi sono data a Tumblr. Così, per espandere la mia identità digitale. Mi trovate qui: http://fregoe.tumblr.com/ (oggi non c'è verso di inserire i link dai computer dell'università. Solo copia e incolla)
Per la cronaca, "frègoe" = fregole = briciole, in veneto.

Devo ancora sistemarlo un po'. Ma intanto c'è.

Gnauz.