mercoledì 13 giugno 2007

Liguria-Costa Azzurra-Provenza/1

Credo che la Liguria sia il contrario del Veneto. Più o meno. Non c'è quasi niente di dritto, in quella regione. O si sale, o si scende. Insomma, non ci si annoia, e ci si mantiene in forma. Beh, diciamo che vale soprattutto per i paesini piccolini, borghi medievali di cui si vede ancora chiaramente l'impronta. Una traccia che si ritrova anche oltre il confine francese. Per cui, se vi capita di passare da quelle parti, nella riviera di Ponente, la "guida" consiglia:
tutti i paesini intorno a Sanremo, a iniziare dalla Pigna, la parte vecchia della città dei fiori. Nei dintorni poi ce n'è per tutti i gusti, ma tenetevi a mente Dolceacqua e Bussana Vecchia (di cui spero di riparlare).
Sennò fate una capatina in Costa Azzurra. Menton è il primo borgo oltre la frontiera, dopo Ventimiglia (ingolfata e trafficata). Non serve nemmeno prendere l'autostrada, basta seguire la costiera e godersi il viola intenso delle bouganville in fiore. Se prendete l'autoroute, preparatevi ai balzelli, stile Austria-ponte di Innsbruck, perchè ogni tot chilometri si versa una gabella. Velocemente: niente male le spiagge di Nizza e Cannes. Ciottolose, ergo niente sabbia che si appiccica e si inflitra dappertutto. Belli i sassi. Mi piacciono. Basta trovare la posizione giusta.
Marsiglia si può anche evitare. Troppo grande, troppo caotica per raggrupparla in un itinerario di un solo giorno che comprende più tappe.
Ma se siete arrivati fin là, tanto vale fermarsi a Aix-en-Provence: piccola, coccola, bellissima. E con ristoranti molto invitanti :-D

giovedì 7 giugno 2007

Itaca

questa l'ho sentita recitare, anzi, "raccontare" da Moni Ovadia ... è meravigliosa, a mio modestissimo parere ...

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Constantinos Kavafis

martedì 5 giugno 2007

dettagli

Caldo, afa. Le arcate della stazione Centrale di Milano producono il loro gagliardo effetto serra per i viaggiatori, in attesa o di passaggio. Su ogni binario, almeno 5-6 schermi pubblicitari. Dopo quasi un'ora di attesa capisci che le pubblicità a rotazione sono sempre quelle tre: il bel George Clooney e la sua banda che ti invita al cinema per Ocean's 13. Una lavatrice talmente insonorizzata da permetterti di cantare una lieve ninnananna al tuo bimbo. E, dulcis in fundo, lo spot che non ho capito se fosse ancora per le celebrazioni del 2 giugno (peccato che fosse ormai il 4!) o per la festa delle forze armate di oggi (più probabile). Risultato: ogni quarto d'ora (anche meno) scatta in tutta la stazione l'inizio dell'inno italiano. Come se fosse uno spot pubblicitario qualunque. All'inizio non capivo da dove venisse il suono (pensavo a festeggiamenti ritardatari). Poi sugli schermi ho visto bandiere sventolanti et similia. Non so, forse in Francia me la sarei aspettata più facilmente una cosa del genere. O forse loro ci tengono di più alla Marsigliese, e non la usano come jingle da mettere a palla, che fa quest'effetto simil-patriottico.
Dettagli, mentre aspettavo ieri il trenino x Tv.

lunedì 4 giugno 2007

Intermezzo

ci voleva, una vacanzina. Sette giorni, tra Sanremo e Marsiglia. Spiagge, di sabbia o sassi lisciati dall'acqua. borghi medievali abbarbicati sulle Alpi marittime e lungomare figosi per passeggiate da semi-divi, o gente-con-schei. Ma, soprattutto, più pioggia e nuvole che sole. E quindi poca abbronzatura. Però tante cose, viste e sentite. Piccole pepite. Dagli artisti di Bussana Vecchia a Moni Ovadia (grandioso!), incontrato per caso. Qualcuna la racconterò nelle prossime puntate. Ora, in due giorni, ho attraversato il Nord in larghezza. E sono a casa. Il 18 inizia lo stage. Intanto riprendo fiato. A presto ...

augh.

venerdì 18 maggio 2007

Come ti spiego l'inflazione. Ad Antrodoco

...meglio di un bignami, meglio della summa delle summe, mi pregio di riportare questa esemplare spiegazione della mia amica Maraia. Ha illuminato la mia mente ...


"Le cause dell'inflazione sono essenzialmente due: un eccesso della domanda rispetto all'offerta; un aumento dei costi.

Quando la domanda supera le capacità produttive del sistema (cioè, quando chiediamo più di quando chi produce può darci), il sistema reagisce con un adeguamento dei prezzi. Un esempio. Poniamo che ad Antrodoco (nella foto, ndr) ci sia un'economia chiusa (cioè senza scambi con l'estero, quindi con Rieti o con L'Aquila). Gli antrodocani - che, come si sa, sono gente resistente al colesterolo - amano molto il prosciutto. A causa di un improvviso aumento demografico (...) ne chiedono dieci tonnellate. L'apparato produttivo - cioè la premiata norcineria F.lli Donato - ne può produrre al massimo cinque tonnellate. La ditta reagirà all'assalto della domanda aumentando il costo di ogni chilo di prosciutto. Questo attiva la spirale dei prezzi che chiamasi inflazione.

Anche un aumento dei costi può causare inflazione. Un esempio. Arturo lavora nella premiata falegnameria Gastone di Antrodoco. Lui e i suoi colleghi comunisti chiedono un aumento di salario. La premiata falegnameria lo concede. Per continuare ad assicurarsi un profitto, l'azienda è costretta ad aumentare il prezzo del prodotto finito. L'aumento del costo dei fattori produttivi (in questo caso, del fattore produttivo "manodopera") causa un aumento del prezzo del prodotto finito, per acquistare il quale il consumatore avrà bisogno di più soldi. Quindi, il consumatore - che è Clelia, la moglie di Arturo - chiederà al suo datore di lavoro un adeguamento salariale (cioè più soldi). Per preservare il suo profitto, il datore di lavoro di Clelia - che fa la parrucchiera - aumenterà il prezzo delle prestazioni - non avete idea di quanto costi ad Antrodoco un taglio o una messa in piega! - e questo attiverà quella spirale prezzi-salari-prezzi che tanto fa incazzare il nostro comune amico Salvati.


L'inflazione si può combattere con una politica fiscale o monetaria restrittiva (quindi, abbattendo il potere d'acquisto dei consumatori: se devono pagare molte tasse o hanno poca moneta a disposizione, gli antrodocani non chiederanno mai dieci tonnellate di prosciutto e, quindi, non causeranno la spirale eccesso di domanda-aumento dei prezzi-inflazione di cui sopra) oppure con una politica dei redditi (se il datore di lavoro di Arturo o quello di Clelia non concedono gli aumenti, non parte la spirale salari-prezzi-salari di cui sopra).

Mettiamo, invece, che Antrodoco abbia un'economia aperta. E che, quindi, abbia degli scambi con un comune limitrofo, Borgovelino. Antrodoco è famosa per l'ottimo gelato alle castagne. Ma - facciamo finta - non produce castagne. Le compra da Borgovelino. Se il costo delle castagne (fattore produttivo "materia prima") aumenta, Mariagrazia, che fa la gelataia, è costretta ad aumentare il prezzo del gelato. Questo indurrà i consumatori a chiedere un aumento del loro potere d'acquisto (e, quindi, del salario) per potersi permettere il gelato. I datori di lavoro di Arturo e Clelia, costretti a concedere l'aumento, dovranno aumentare il prezzo del prodotto finito per difendere il loro profitto. L'effetto sarà l'inflazione.

La svalutazione è un effetto dell'inflazione, non ne è la causa. Essa è data dallo scarto fra l'inflazione italiana e quella di un altro Paese. Quindi, è legata al cambio.

That's all, folks. Saluti, Maraia "

venerdì 11 maggio 2007

si informa la gentile clientela ...

Ultimo giorno di "scuola". Niente gavettoni però. Solo un brindisi, baci e abbracci.
Non gliene fregherà a nessuno ... volevo solo avvisare che non so quando e quanto spesso aggiornerò la baracca (non che fino ad ora mi fossi procurata i calli sulle dita per scrivere qui...)

Tutto questo perchè da lunedì iniziano "gli esami", e non saremo più qui all'uni ogni giorno. E, soprattutto, io non ho internet a casa (sigh, sob). Però in un modo o nell'altro questo gabbiotto andrà avanti ...

vale vobis, in the meantime.
augh.

mercoledì 9 maggio 2007

Rosso Pechino

Oggi siamo in prima pagina. Di spalla, sulla Stampa. Titolo: “Treviso vieta le lanterne rosse”. Firma: Ferdinando Camon. Che attacca così:

Treviso ha dato dieci giorni di tempo ai ristoranti cinesi per togliere dai loro ingressi le lanterne rosse (…) E il prosindaco Genitlini: “Treviso è una città veneta e padana, non orientale” (…)

Il pezzo prosegue all’interno. Pagina trentacinque. Decanta l’ordine e la pulizia della città, ottenuta con un rigore che sa di imposizione militaresca per correggere i comportamenti dei cittadini. Risultato: Treviso brilla, le altre città, a iniziare da Padova, ma sono citate anche Firenze e Roma, sono sporche e puzzano. Però, c’è un però, per Camon:

il punto debole di questo sistema è la tradizione. Tradizione vuol dire che quello che saremo domani deve derivare da quello che siamo oggi. Un bel problema. L’ordine e il decoro regnano a Treviso, e non sono cose da poco. (…) (ma) non puoi avere lavoratori islamici e impedire che vestano, uomini e donne, all’islamica. (…) I ristoranti cinesi a Treviso sono tre: “Bambù”, “Grande muraglia” e “Nuova Cina”. Fuori hanno le lanterne rosse, e nell’atrio leoni e draghi. Anche questi saranno proibiti, l’ordinanza è già pronta. Si de-orientalizza l’ingresso, poi l’atrio, ma l’ideale sarebbe venetizzare anche la cucina: e negli involtini primavera avvolgere radicchio trevigiano. (…) Nel caos multietnico del Nord-Est, Treviso vuol conservare la purezza razziale e presentarsi al mondo come una nuova Sparta.

Ora, vabbè che Genty è un tipo sui generis, ce lo teniamo e a volte fa pure tenerezza.

E io devo ancora verificare questa cosa delle lanterne rosse. Ma leggendo il finale mi sorge uno spontaneo: “Eh?!” … di cui lo smile corrispondente è :-@

Ai blogger l’ardua sentenza …

Augh.


Aggiornamento dell'11 maggio: ho trovato questo articolo del Gazzettino (7 maggio) e questo articolo della Tribuna (8 maggio) in rete ... sembrerebbe vero, con le dovute precisazioni "amministrative" ... vediamo come andrà a finire ...