venerdì 13 luglio 2007

Il tg italo-cinese di via Paolo (Liguori) Sarpi

Repubblica, dorso di Milano di oggi, pag XVII:


"Un tg bilingue da Chinatown"

La notizia passa quasi inossarvata, in un trafiletto di spalla alla presentazione di una super mostra fotografica sulla terra del Celeste Impero. Leggo che è nata da due giorni una nuova "testata", Chinatown Today, sezione interna del Tgcom di Paolo Liguori. Vorrebbe raccontare la comunità cinese di Milano e aiutare l'integrazione reciproca, facendo conoscere i cinesi agli italiani e come funziona l'Italia ai cinesi. L'esperimento mi sembra originale anche per la diffusione e il pubblico che può avere. I precedenti però, a ben guardare, non mancano: già da tempo corriere.it ha una sua versione cinese, anche se non conosco i dati sulle visite. I servizi - dice Repubblica - sono realizzati dagli allievi di una scuola di giornalismo (quale, non si sa), e il tg ha una doppia versione ed è commentato, anche in italiano da una tale Xi Xue, laureata in economia estera a Canton e in Italia per seguire degli stage. In rete è presente il primo appuntamento. Argomento: la questione dei carrelli e gli scontri recenti. Per ora le puntate saranno settimanali, ma il direttore di Tgcom Paolo Liguori spera di arrivare a un'edizione quotidiana.

Che dire, un passo avanti rispetto alle riviste in lingua per gli immigrati che a Milano proliferano ormai da un bel po', no?
Però mi rimane un dubbio: perchè fare un telegiornale su un QUARTIERE di Milano, seppure con le sue particolarità, in un sito che dovrebbe avere come pubblico L'INTERA NAZIONE? Il quartiere che ruota intorno a via Paolo Sarpi sarà anche un caso esemplare della vasta 'questione integrazione', ma raccontare solo quella realtà mi sembra, così, a priori, un po' limitante ... attendiamo sviluppi. Intanto, in bocca al lupo a Xi Xue!




foto da: repubblica.it

mercoledì 11 luglio 2007

London, I have a problem!

Mi sono resa conto di quanto sia pervasiva la globalizzazione quando poco fa ho scoperto che per risolvere un problema alle mie impostazioni del programma editoriale Reuters ho dovuto chiamare "l'help desk editorials", cioè il may day per i giornalisti. Che non è qui a Milano, o a Roma. No, no. E' l'help desk che sta a Londra. Il tecnico della redaz se n'era lavato le mani stamattina: "Io purtroppo non posso fare niente. Per il programma editoriale devi chiamare Londra. Questo è l'interno". Segue numero e sottostante invito ad arrangiarsi. La cosa mi ha mandato un po' in crisi. C'ho messo una mattinata intera a mettere da parte il pensiero "come faccio io a discutere di problemi informatici - di qui già capisco poco in italiano - al telefono con qualcuno che sta dall'altra parte dell'Europa?". Potenza della tecnologia: ho alzato la cornetta, composto le magiche cifre, e una candida e gentile voce dall'accento molto british si è "impossessata" -da londra - del mio computer a milano, e dopo mezz'ora di spelling di cifre e numeri, di IP Adress e "computer number", tutto è tornato a funzionare. Al che mi sono espressa in un grido telefonico, un "fantastic! thank u so much!" che spero nn le abbia perforato il timpano dall'altra parte della Manica :-P
Lei, imperturbabile, paziente e costante nella sua gentilezza, mi ha risposto "You're welcome! Have a nice day!".
...e tutti (io soprattutto) vissero felici e contenti!

AGGIORNAMENTO DEL 13 LUGLIO:
stamattina ho raccontato al tecnico di Milano che avevo chiamato l'helpdesk di Londra. Risposta: - "Sì, in effetti noi diciamo 'Londra' per comodità, ma ormai è un po' che si sono trasferiti"
- "Ah sì, e dove?", faccio io.
- "A Bangalore".
- ":-@ ... excuse me, where is Bangalore???".
- "In India. Ormai sono lì gli helpdesk per le redazioni Reuters di tutto il mondo".
- "..... AH!".

lunedì 2 luglio 2007

oggi sciopero?

Dunque vediamo: sabato era sciopero dei giornalisti. Tutti quanti: carta stampata, tv, radio, et cetera.
Scena prima.
Accendo la tele sul Motogp d'Olanda per sentire il rombo continuo dei bolidi e gli applausi dalle tribune. Tanto The Doctor ha una tuta e una nuova livrea della Yahmaha che non passano certo inosservate. E la Ducati è sempre rosso fuoco. Rosso Ferrari. Rosso Italia nelle competizioni motoristiche. Giro sulla Rai: qualifiche del Gran Premio di Francia. Mute anche quelle. Abbastanza noiose da poter tornare sulle moto. Finisce il Gp, Vale trionfa, Massa è in pole.

Scena seconda, domenica mattina.
Ho bisogno di un sottofondo sonoro mentre stiro. Accendo la tele. Sulla Rai c'è la gara delle Formula 2. Fra un commento e l'altro, fioccano i servizi sul Gp del pomeriggio in Francia e sulla gara di Valentino ad Assen. Parte un collage di interviste ai piloti vincitori in Olanda, chiaramente confezionato dopo la gara. Ma non erano tutti in sciopero ieri? Boh, pareva di sì ...

Tg5 di pranzo: servizi sulla Motogp e sul fantastico dottore. In studio il giornalista annuncia: "è stato un gran premio talmente entusiasmante che Italia 1 ha pensato di riproporvelo in replica stasera alle 19 con la cronaca commentata" ... Ah! Però! Ma non era sciopero??? Mah, boh ...

Alla sera faccio un po' di zapping...sì, c'è di nuovo il Gran premio delle moto... il commento sembra registrato in diretta e poi riproposto...

Ma era sciopero dei giornalisti o delle trasmissioni? Cosa vuol dire sciopero? Che non si lavora e si incrociano le braccia per una causa o che si aderisce x comodo ma si prepara intanto tutto x il giorno dopo?

Mah, boh, misteri ...

mercoledì 27 giugno 2007

Gigi

Stamattina ho strabuzzato gli occhi su un pezzetto di corriere.it, chiaro copia e incolla di un'agenzia asettica, nascosto in coda al sito tra le news minori. Dice che Luigi Meneghello non c'è più. Così improvvisamente mi sento triste. Qualche anno fa volevo portare "Libera nos a malo" all'esame di letteratura italiana. Ma mi ero arenata nella lettura, poco dopo l'inizio. Saltata l'intenzione, l'ho letto tutto d'un fiato un paio d'inverni dopo, mentre ero in Erasmus. Forse perchè quando si è lontani da casa le radici si fanno sentire di più. Per me è stato un salto nel tempo, un'aggiunta corposa ai racconti dei miei nonni, un ricostruire quello che il Veneto era stato un tempo. Come se in quello che siamo, nella nostra identità di cittadini del terzo millennio, ci fosse anche un pezzettino, piccolo ma importante, di quel mondo contadino. Fatto di dialetto, di parole che adersicono alle cose, che sono le cose. Di parrocchie e scontri tra la Dc e il Pci. Di filastrocche e sberleffi. Di tradizioni che sembravano immutabili. Di un mondo ormai perduto, cristallizzato in memoria nelle sue pagine.
E qundi sono un po' triste, sì.
Però mi viene da dire solo "grazie". Una cosa piccola per un grande prestigiatore della parola.

ps: meglio di me si è sicuramente espresso Marco Paolini. Lo attacco qui, per chi ha la voglia e la pazienza di leggere...
26 giugno 2007
Si comincia con un gran vento stamattina che spazza la pianura e mitiga il caldo. Poi una telefonata. Luigi Meneghello è stato.
Ci ha regalato la nostra lingua, sembra un gioco di parole, ma per me è stato così. Senza i suoi libri non avrei mai immaginato di poter parlare come oggi faccio a teatro, sarei rimasto un attore, avrei recitato delle parti senza mai provare a inventare. E’ la musica del dialetto che mi ha dato lo spunto, sono le parole-cose che mi hanno guidato.
Oggi vorrei tenere per me la commozione per un amico che muore, ma sarei egoista.

Morendo una lingua non muore solo un modo di chiamare le cose, muoiono le cose. Così scriveva nel suo libro più famoso, ma senza persone che raccolgono con pazienza e divertimento povere parole e raccontano (bene) piccole cose, la lingua, il dialetto da solo non basta e non salva.
Serve cultura, passione, coscienza del valore delle parole e delle cose; serve accorgersi del momento in cui finiscono, in cui si perdono. Per questo sono preziosi “Libera nos a Malo”, “Piccoli maestri” e il resto, perché uno ci trova qualcosa di suo anche se è cresciuto a Terni, a Barletta.

Il valore di Luigi Meneghello è sicuramente meno chiaro oggi nel Veneto che altrove; la sua storia è un’esperienza che attraversa l’Europa raccontando di un’Italia preziosa non solo per chi vuole ricordare ma anche per chi oggi vuole ricostruire legami, identità, cittadinanza prima dell’appartenenza a una parte.
Luigi Meneghello è stato un uomo del Nord Italia che ha usato la sua lingua per farsi capire, mai per escludere. E’ stato sempre un vicentino di paese, ma anche un partigiano d’Altipiano, un italiano all’estero stimato nella sua università e non solo. E’ stato negli ultimi (duri) anni il vedovo della Kate, donna eccezionale non solo perché sopravvissuta ai lager nazisti, ma per la sua discreta e autorevole condivisione del lavoro dello scrittore.
Abbiamo tutti, dalla scomparsa di lei, provato ad alleviare la sua solitudine, lui compreso, mantenendo fino all’ultimo una vita intensa ed aperta.
In questo momento sento che a loro, a tutti e due, dobbiamo dire grazie e addio, con la stessa leggerezza, senza retorica.
Prendete la vostra copia di un libro di Meneghello e poi firmate voi una dedica (A Gigi e a Kate) sulla pagina con il titolo.
Se invece non lo avete mai letto prima, fatevi scuotere dall’inevitabile clamore dei giornali in questi giorni, dai coccodrilli dei ricordi di quanti, più autorevoli di me o più vicini a lui, o semplici lettori, vorranno testimoniare. Fatevi scuotere e cominciate un suo libro, il più famoso, così arriverete all’irresistibile pagina di “Libera nos a Malo” in cui un brombòlo (insetto mitologico dell’alto vicentino) scala un monumento usando i nomi dei caduti incisi nel marmo non come citazioni ma come appigli alle sue zampette.
Questo credo di aver imparato da Luigi Meneghello : la memoria è un muscolo da allenare con pazienza; richiede esercizio e pratica come la cura del corpo, ma non ci sono palestre a pagamento per questo, non si può affidarsi a qualcuno, tocca farlo da soli, giorno per giorno, serve tempo, non si paga niente, è gratis e forse per questo oggi vale poco. Fatelo, è un giorno buono per cominciare l’allenamento, approfittate della promozione, dell’offerta speciale di questo funerale, per lui che è stato, per esser noi più viventi ancora di quel che finora eravamo.

Lo scirocco scuote i balconi, s’infila dentro casa e fa sbattere le porte, è raro un vento così da noi, è cosa da mare.
Il sole splende, è un bel giorno per salutarsi.
Caro Gigi, domani sera andrò in un posto sotto l’Altipiano a tirar con la fionda a una vecchia lampadina Edison sopravvissuta al post moderno. Spero di avere ancora una buona mira.

Marco Paolini

martedì 26 giugno 2007

La rosa e il post-it

Sarò banale. Sarà un fatto insignificante, forse retorico. Però sono quei dettagli che ti rimangono impressi nel flusso continuo delle cose che ti passano davanti.

Domenica pomeriggio. Stazione di Bologna. Devo aspettare mezz'ora prima che arrivi l'Eurostar per Milano. Non ci sono panchine sul binario, allora vado in sala d'attesa. Piena. Fortuna che c'è l'aria condizionata. Al muro una mostra fotografica temporanea: migliaia di volti, con sotto una didascalia sempre diversa. E poi c'è sempre quella lapide, fissa. Quella con i nomi di tutte le vittime dell'attentato. Per terra, sopra il metro quadro di vecchio pavimento a mosaico che porta ancora i segni dell'esplosione, un mazzo di due-tre rose ormai sgualcite. E un post-it. Mi colpisce perchè la grafia morbida e rotonda rivela una mano giovane, femminile. Magari una parente di una qualche vittima. O forse no...

"Per chi sarebbe dovuto diventare adulto ... e non ha potuto farlo.

Per chi avrebbe dovuto scoprire l'amore. E non ha potuto farlo.

Per chi sarebbe potuto diventare mamma o papà ... e non ha potuto vedere il suo bambino.

Per chi sarebbe dovuto diventare nonnno o nonna ... e non ha mai visto il suo nipotino.

Per voi".

giovedì 21 giugno 2007

Se un mattino di giugno una stagista...

"Ho snappato il forex sull'apertura di New York. Appena esce il fullout lo traduci? Ovviamente aggiornando le quotazioni in chiave dollaro sulle altre valute."

"..."

"ce la fai?"

"sì sì". E parto. No, non mi sono drogata. E' solo che sto iniziando a capire qualcosa, un pochino, del gergo italo-economico-finanziario della Reuters. Il primo giorno la prima frase del post mi sembrava più incomprensibile di un versetto del corano scritto in lingua originale. Invece altro non è che il take (ops, il pezzo) di agenzia completo sul valore del dollaro nei confronti delle altre valute, in questo caso all'apertura della borsa di New York (ahhhhhh, direte voi). Mutatis mutandis, mi capita di fare la stessa cosa per l'apertura e la chiusura di Londra, o di scrivere degli andamenti del greggio quotato a Londra o di titoli di svariati stati (treasuries, bund, gilt, bond euro e compagnia bella).
Questo finora, dopo soli quattro giorni di stage. Un primo bilancio? ... una fatica fisica immensa, sentita soprattutto alla sera, in termini di occhi gonfi causa troppo tempo davanti al pc, gambe pesanti x scarsa circolazione e un po' di dolore alle spalle. Ma tutto sommato si può dire che faccio anche molti progressi e che mi si aprono "nuovi mondi" in continuazione. "Ho visto cose che voi ... cronisti di quotidiano -a tratti molto invidiati, non lo nego- non potete immaginare. Valute di galassie lontane che subiscono effetti di carry trade perchè a basso rendimento, impennate del greggio dovuto ai casini in Nigeria, ecc ecc ecc...".
Non riesco ad avere una visione completa, ma sospetto che possa essere una palestra molto utile. Anche se, come aspirante cronista, non credo che rimarrò in questo settore.
Cmq l'ambiente è bello. La truppa è giovane, il clima informale. Nessuno mi ha ancora fatto nessun cazziatone, anzi tutti sono gentili e pazienti. E per forza, visto che partivo dallo zero assoluto.

Ora basta, che sennò nessuno arriva a leggere fino alla fine.

Le vacanze (what is it?) sembrano già un ricordo lontano. Però prima o poi devo scrivere dell'Orchestra di piazza Vittorio e delle marmotte (vere) che ho visto a 1900 metri di quota. :-D

Stay tuned.
To soon.

mercoledì 13 giugno 2007

Santa schiscetta



Vi presento uno dei miei prossimi vangeli per il prossimo anno accademico. Ne ho sentito parlare su Radio Deejay, non mi ricordo più quando. Ma appena posso lo cerco, lo prendo, lo uso. Soprattutto finchè al polo universitario di Sesto San Giovanni non apriranno una mensa decente per gli studenti ... w la schiscetta (qui la def, da un altro blog) sana e creativa!!!

Autore: Stefano Arturi
Titolo (con commento di un altro blogger): Pausa pranzo. Come stare lontano dai bar e vivere felici.